Chiesa arcipretura di San Giovanni Evangelista, Ponsacco.

La chiesa parrocchiale

La costruzione della chiesa arcipretura, intitolata a San Giovanni Evangelista, iniziata nel 1823 e terminata nel 1836, in stile neoclassico, è opera dell’architetto Alessandro Gherardesca. Il famoso architetto, incaricato dalla deputazione, scrisse: “Chiesa recentemente costruita di pianta nella terra di Ponsacco, senz’altro soccorso che la pura pietà e spontanea oblazioni di quel popolo benemerito, che con ammirabile perseveranza ha portato a termine questa grandiosa opera che sembrava spropositata ai mezzi finanziari di quella popolazione”. Lo storico Emanuele Repetti annotò nel 1842: “Poche città di secondo ordine possono vantare una chiesa più vasta e più bella”. Il tempio interamente costruito dal popolo che lavorava gratuitamente, fu riparato dopo il terremoto del 1846 che provocò danni alla navata destra. Nel 1950 fu in parte trasformato dall’Arciprete Mons. Carlo Scalenghe: il rosone centrale da semicircolare diventò circolare, sparirono i rosoni sulle porte laterali, sulla porta centrale ci fu ricavata una lunetta affrescata e nelle nicchie furono collocati San Giovanni e San Costanzo, compatroni di Ponsacco. Nel 1986 fu completamente restaurato l’interno della chiesa dall’Arciprete Mons. Elio Meliani nel 150° della consacrazione da parte del vescovo di San miniato, Mons. Torello Pierazzi.

parrocchia

L’interno della chiesa

L’interno della chiesa è costruito da tre navate divise da cinque colonne che formano cinque archi romanici per parte. I due altari della navata destra sono dedicati a Santa Lucia e alla Madonna, quelli della navata sinistra al Sacro Cuore e a San Giuseppe. Il transetto è sovrastato dalla grande cupola sorretta da quattro arcate che si posano due angeli marmorei. Il pavimento è formato  da mattonelle di marmo bianco e nero. Il presbiterio è contornato da balaustre di marmo bianco di Carrara su cui posano due angeli marmorei. L’ambone mostra una scultura lignea policroma. La mensa centrale è formata da una spessa tavola marmorea da due capitelli bronzei con 12 apostoli scolpiti. I due confessionali lignei, costruiti dai falegnami locali, risalgano al 1836. Il pulpito realizzato con marmi pregiati risale al 1907. La cantoria con il grande organo Agati, sovrastato dal rosone, si innalza sul portone centrale, sorretta da quattro colonne. All’inizio della navata destra è posta la statua bronzea di San Pio di Petrelcina, il fonte battesimale si trova all’inizio della navata sinistra, impreziosito da un affresco retrostante, opera di Paolo Graziani al 2009. La “Via Crucis”, opera di Mario Bertini, è in bronzo. Il patrimonio artistico della chiesa è composto da simulacri lignei provenienti dalla Val Gardena, da messali, lezionari, antifonari, oggetti sacri argentei, calici, pissidi, ostensori, reliquiari e paramenti sacri di particolare bellezza, alcuni ereditati dall’antica pieve di San Giovanni Evangelista.

Cupola centrale

Nella grande cupola centrale, l’affresco più antico della chiesa rappresenta la colomba dello Spirito Santo che irradia sapienza intorno a sé. Sulla circonferenza della cupola sono rappresentate le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità e le virtù cardinali: Giustizia, Fortezza, Prudenza e temperanza. Il dipinto, opera di Giuseppe Bacchini di Cascina (1829), fu ritoccato nel 1911 dai Fratelli Ugolini di Cascina. I quattro evangelisti, raffigurati nei pennacchi sottostanti la cupola dipinti da Vincenzo Ceccanti nei 1912, furono ritoccati dal Gaioni nel 1950.

Affresco dell’abside

Nel catino absidale, è affrescata da Antonio Gaioni (1950) una stupefacente visione tratta dall’Apocalisse di San Giovanni. Nel centro Dio Padre, Alfa e Omega, principio e fine, attorniato da angeli e santi, sotto l’agnello sgozzato, segno di Cristo immolato per l’umanità. A destra di Dio le anime sante e a sinistra i dannati. In alto angeli suonano le trombe del giudizio universale in uno sfondo di colori luminosi e sereni.

Capella della “Madonna del latte”

Sulla parte del transetto. Si apre la Cappella della “Madonna del latte”, popolarmente detta “Madonna della neve”. La statua in terracotta policroma di Matteo Civitali (Lucca 1436 – 1502) è incastonata in una affresco di Antonio Gaioni (eseguito nel 1950) raffigurante l’Assunzione della Madonna in cielo con alcuni santi. Sotto l’altare è deposta l’urna di San Costanzo, compatrono di Ponsacco, la cui solennità si celebra il lunedì dopo la seconda domenica di ottobre. (la statua proviene dall’antica pieve)

Capella del SS. Sacramento

Sulla sinistra del transetto, si apre la Cappella del SS. Sacramento, sovrasta dal SS. Crocifisso opera lignea, (sec. XV) dell’inestimabile  valore, contornato da un affresco raffigurante la Passione di Cristo, opera di Padre Tito Amodei (1958) (il simulacro proviene dall’antica pieve).

Gli affreschi del soffitto

Sul soffitto della navata centrale, si allineano cinque affreschi: il primo celebra la gloria dell’anno santo 1950, con gli stemmi del Papa Pio XII, del comune di Ponsacco e del vescovo di San Miniato, Mons. Felice Beccaro, opera di Antonio Gaioni (1950)   Il secondo rappresenta la crocifissione di Gesù, attorniato da Maria madre di Gesù, da Giovanni e da Maria Maddalena, opera del Gaioni (1950) Nel terzo è illustrato un passo dell’Apocalisse, il Redentore con i sette candelabri, opera del pittore fiorentino Gaetano Sarti (1848) Il quarto rappresenta una visione dell’Apocalisse: San Giovanni descrive la grande battaglia avvenuta in cielo tra gli angeli rimasti fedeli a Dio e gli angeli ribelli comandati da satana. Qui San Michele, assistito dalla vergine, vince il dragone rosso con sette teste e dieci corna. Opera di Ezio Marzi (1848). Il quinto raffigurato il tentativo del martirio di San Giovanni, opera del pittore Ezio Marzi (1848), restaurato dal Gaioni nel 1950.

Crocifisso centrale

Il crocifisso che sovrasta l’altare maggiore è stata costruita negli anni 1950 – 60 da alcuni falegnami di Ponsacco della Ditta Oscar Pratelli. Il crocifisso ligneo, restaurato nel 2011, è di insolita bellezza. La faccia ispira serenità e riconciliazione.

L’altare centrale

La Mensa in marmo di Carrara, sorretta da due capitelli in bronzo scolpito, è opera dell’artista pisano Mario Bertini, sue sono anche le 14 formelle delle Via Crucis.

Vetrate istoriate

La vetrata che rappresenta San Costanzo (navata destra) è opera del pontederese Vincenzo Ceccanti eseguita nel 1911-12 ed è l’unica superstite dalla distruzione della seconda guerra mondiale. Le altre cinque sono state create dal fiorentino Vezzelli nel 1964 e sono San Luigi Gonzaga, San Francesco, Santa Caterina, Santa Chiara e San Giovanni Evangelista.

Organo Agati

L’organo, costruito dai Fratelli Agati di Pistoia, fu collocato nel 1836 sulla antoria, sorretta da quattro colonne in pietra.

Fonte battesimale

Sul retro del fonte battesimale marmoreo, scolpito da Mario Bertini, è collocato l’affresco “il Battesimo di Gesù”, opera del pittore fiorentino Paolo Graziani (2009)

Il Campanile (1862-1873)

Terminata la chiesa, i ponsacchini vollero costruire un campanile degno di starle accanto. La costruzione iniziò dopo la morte dell’arciprete Ferrucci, contrario al progetto. «La prima pietra, benedetta dal nuovo parroco Don Antonio Giuncaioli (09 settembre 1862), fu collocata dal gonfaloniere Franmcesco Borri, il quale vi poneva sopra per primo, la calce – scrive il Can. Mattei – insieme alla pietra vennero murati un tubo di zingo contenente una memoria del fatto scritta su cartapecora ed alcune monete allora in corso nel Regno». Presidente della Deputazione per la costruzione del campanile fu eletto il Gonfaloniere Francesco Borri. Componenti i «principali possidenti del paese, tutti i sacerdoti, i medici condotti, tre negozianti e bottegai e alcuni capi delle famiglie coloniche più zelanti». All’ing. Antonio Torracchi di Firenze, tecnico comunale, fu affidato il progetto. Sul finire dello stesso anno 1863, la Deputazione affrontò enormi difficoltà finanziarie. Fu allora rivolta un istanza al Ministero dei Culti che concesse un prestito annuale di 500 lire, che permise  di far avanzare i lavori fino alla realizzazione del primo piano «che è di una rara solidarietà», annota il Can. Mattei. Alla fine del 1865 si arrivò quasi al secondo piano, ma questo punto i lavori furono bloccati fra un putiferio di polemiche.  “Il campanile è storto, pende!”. Il dott. Alfredo Masoni scrive nel suo libretto «Cenni storici del paese di Ponsacco», del 1904: «Il capomastro Paoletti che dirigeva i lavori di muratore, non per costruire il campanile troppo prossimo alla chiesa, mosse di testa sua il corpo fabbrica fuor  dal centro de’ fondamenti, provocandone la pendenza attuale, corretta in seguito dal capomastro Ranieri Badalassi, di Pisa, che ad evitare possibili guaio gli dette una contro pendenza». I ponsacchini non si persero d’animo e dimostrarono che quando c’è armonia, comunanza d’intenti e la ferma volontà di mantenere la promessa, si può compiere ogni sorta di sacrificio e fare miracoli. I lavori del campanile, che è altro 36 metri, cominciati il 19 aprile 1863, per quanto riguarda la parte in muratura terminarono nel 1870. Tre anni avanti erano state collocate le campane ai primi finestroni che, a lavori ultimati, furono definitivamente spostate al piano superiore dove si trovano tuttora. Nel 1873 l’opera fu completata con il montaggio della rostra di ferro, costruita da Oreste Ghirlanda e della porta di accesso. Non poté mai essere fatto un esalto calcolo dell’ammontare delle spese, ma secondo il Can. Zucchelli «tutto considerato la spesa occorsa ascese alla cospicua somma di trentamila lire» . oggi è necessario consolidare le fondamenta per rendere sicura la stabilità del campanile e riparare la facciata per la bellezza esteriore. Ancora una volta i ponsacchini sono chiamati a salvare ciò che gli avi costruirono con tanti sacrifici.