Author: D'Cruz Holin (page 1 of 13)

Restaurata la chiesa a Ponsacco

PONSACCO 28 aprile 2018.  Mons. Andrea Migliavacca, ha inaugurato la restaurata chiesa di San Giovanni Evangelista in Ponsacco alla presenza dell’arciprete, della Sindaca Francesca Brogi, delle autorità civili e militari, alla presenza dei numerosi membri del Consiglio Pastorale e di numerosi parrocchiani. Così il paese ha potuto riabbracciare con gioia la sua chiesa restaurata che ora si presenta più bella e luminosa.

È stato illustrato da parte dell’architetto Claudio Salvadori questo complesso intervento di ristrutturazione e di restauro durato per circa un anno. È stato rifatto il tetto, sono state incatenate le strutture portanti, intonacato e imbiancato l’esterno della chiesa, con tinteggiatura della facciata che ha acquistato splendore ed eleganza. L’architetto ha spiegato nella sua relazione che la   ‘La chiesa rischiava di spaccarsi in due’, per cui è stato necessario il consolidamento di tutto l’edificio, affidato all’impresa edile di Marco e Nedo Mazzei.

Poi, maestro Benozzo Gianetti, presidente Associazione Rievocazione Storica, ha illustrato le opere artistiche presenti nella chiesa, opera del famoso architetto Alessandro Gherardesca nato e vissuto a Pisa nel 1800. La costruzione in stile neoclassico fu iniziata nel 1823 e terminata nel 1836.  Fu un impegno colossale da parte di tutti cittadini. Valga come giudizio positivo la descrizione che dopo i lavori l’architetto Gherardesca lascia nei suoi appunti: ‘Chiesa recentemente costruita di sana pianta nella terra di Ponsacco, senz’altro soccorso che la pura pietà e spontanee oblazioni di quel popolo benemerito, che con ammirabile perseveranza ha portato a termine questa grandiosa opera che sembrava sproporzionata ai mezzi finanziari di quella popolazione”

La sindaca Francesca Brogi si è complimentata con tutta la squadra degli esperti e ha ringraziato Don Renzo per aver promosso i lavori che hanno valorizzato il centro storico, riportando la chiesa al suo massimo splendore come monumento significativo di Ponsacco, ristrutturando anche il campanile, il battistero e la canonica. E  così come ha detto Lido Sartini presentatore della cerimonia, Ponsacco ha avuto il suo bel San Giovanni di cui vantarsi in tutta la Valdera.  Subito poi, il vescovo è intervenuto con il seguente messaggio di augurio:

“Carissimi, complimenti a tutti coloro che hanno messo la loro energia, le loro idee e il loro impegno nel condurre a termine tutte queste opere che questa sera sono state ricordate.    E un ringraziamento a tutti coloro che con Don Renzo hanno collaborato in varie forme e con responsabilità diverse nel completare questo grande impegno di ristrutturazione. Un grazie particolare a tutti i tecnici che sono intervenuti. Abbiamo ascoltato da loro il racconto delle varie fasi del lavoro svolto con i loro collaboratori, con gli operai e con tutti quelli che hanno messo mano a realizzare questo bellissimo sogno. Da parte mia è davvero giusto dire a tutti grazie e condividere con voi la gioia di questo evento iniziato e concluso nell’arco di un anno.

Il lavoro che è stato fatto per rendere questo luogo di preghiera più bello e armonioso aiuta il ritrovarsi della comunità di Ponsacco, sollecitata a vivere con maggiore partecipazione e con gioia la dimensione liturgica che è una delle dinamiche costitutive della vita della chiesa. Il mio augurio è che questa chiesa sia un luogo ancora più degno per l’incontro con Dio.

Vorrei formularvi un augurio con un pensiero dei padri della Chiesa: ‘ecclesia semper reformanda est’: la Chiesa è sempre da rinnovarsi (LG8). Non è una cosa che si è capita solo ieri, ma è l’esperienza che accompagna la Chiesa da quando esiste, e cioè cogliere la necessità di essere sempre contemporanea all’uomo di ogni tempo e ben inserita nella sua storia. Questa affermazione propone la necessità di una riforma interiore che si esprime, nella concretezza dei gesti e delle opere dei credenti per un disinteressato servizio al Vangelo. Ed è la stessa realtà che stiamo vivendo oggi come Chiesa con Papa Francesco, che ci sta aiutando a capire meglio il cammino di un rinnovamento pastorale della Chiesa. Allora il restauro di un edificio come questa chiesa, credo possa esprimere bene la particolare natura della chiesa, chiamata a rinnovarsi in Cristo per poter camminare insieme e poter affrontare con coraggio le nuove sfide del mondo.

Carissimi, l’abbellire ‘la chiesa edificio’ ci ricorda che dobbiamo ‘abbellirci’ anche noi. Se abbiamo restaurato la chiesa, questo edificio, non dimentichiamoci di restaurare la comunità cristiana che siamo noi.  Allora nella dimensione della liturgia, dell’annuncio della catechesi, e della collaborazione alla vita parrocchiale, questa chiesa possa sentirsi non spettatrice ma realmente parte viva e promotrice della vita comunitaria, particolarmente attraverso l’esperienza della carità. Mi auguro vivamente che questo evento dell’inaugurazione di questo edificio restaurato sia uno stimolo concreto al richiamo di rinnovarsi di continuo in Cristo.  Diciamo così, che siamo già belli. Ma i lavori fatti in chiesa, ci ricordano che la bellezza va custodita, va rinnovata e va adeguata ai tempi. Nella bellezza della chiesa rinnovata vogliamo scoprire il nostro cammino di fedeltà al Vangelo per vivere la gioia dell’annuncio di Cristo alle generazioni presenti e future”.

Don Renzo a conclusione, è intervenuto ringraziando tutti gli intervenuti, il vescovo, la sindaca e soprattutto tutti gli operatoti e le dite che hanno reso possibile questo bel restauro e consolidamento, facendo presente che senza la volontaria partecipazione di tanti collaboratori, quest’opera non sarebbe stata possibile. Per cui le lodi e onori vanno a tutti coloro che si sono impegnati. Come parroco, ha detto Don Renzo, che ‘sono stato soltanto un umile servitore che ha operato con la passione e la responsabilità di un buon padre di famiglia rendendo così possibile la realizzazione del restauro di questa chiesa che appartiene ai ponsacchini, unici proprietari di questo straordinario patrimonio da conservare e farlo vivere nel tempo.

 

 

Cari giovani, fate sentire la vostra voce!

SAN MINIATO, 29 marzo 2018: I ragazzi cresimandi di Ponsacco hanno partecipato alla tradizionale Santa Messa del Crisma del giovedì Santo presieduta dal nostro vescovo Andrea e concelebrata dai tutti i sacerdoti della diocesi. È un’antica celebrazione tramessa dagli apostoli ed è celebrata in tutte le diocesi in cui vengono benedetti gli oli sacri (gli oli dei catecumeni, degli infermi e il sacro crisma) ed i presbiteri rinnovano le loro promesse fatte il giorno della Ordinazione.

La cattedrale era gremita di giovanissimi cresimandi che provenivano da varie parrocchie del territorio. «Carissimi amici cresimandi – ha esordito Mons. Andrea – siete testimoni della bellezza e del profumo di un segno molto speciale di questo giorno, perché l’olio di Crisma verrà profumato con l’essenza del Bergamoto che la diocesi di Locri ci ha inviato, quale segno di comunione con la comunità che cerca di promuovere vie di legalità, contrastando ogni forma di corruzione, come la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta».

Alla fine dell’omelia il vescovo, facendo proprie le parole pronunciate da Papa Francesco in occasione della giornata mondiale della gioventù, ha detto loro: «Fate sentire la vostra voce, dite quello che pensate alla Chiesa e della Chiesa, aiutate la Chiesa a vivere la bellezza e la freschezza del vangelo. Cari giovani, sta a voi la decisione di gridare, sta a voi decidervi per l’Osanna della domenica così da non cadere nel crocifiggilo del venerdì… e sta a voi non restare zitti. Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili – tante volte corrotti – stiamo zitti, se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete? Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre».

La celebrazione si è conclusa con uno scrosciante applauso da parte dei giovani che hanno approvato ben volentieri sia l’invito del vescovo  e sia quello di Papa Francesco: ‘fate sentire la vostra voce’. Da Ponsacco hanno partecipato più di 55 cresimandi e i catechisti guidati dall’arciprete Don Renzo, il diacono Don Mario e Don Holin.

Due parole da parte di Papa Francesco per la settimana santa

Con questa domenica, detta delle Palme, ha inizio la Grande Settimana. Si chiama così perché è la settimana più importante dell’anno liturgico. Viene anche chiamata Settimana Santa, perché proprio in questi giorni si ricorda il dono di amore di Gesù per noi.

Ci commuove ogni anno, nella Domenica delle Palme, salire assieme a Gesù il monte verso il santuario di Gerusalemme, accompagnarlo lungo la via verso l’alto. In questo giorno, ovunque sulla terra e lungo i secoli, giovani – ragazzi e gente di ogni età Lo acclamano gridando: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”
Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva. Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima. Lui ha saputo a camminare con loro.
Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. È grande l’amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. È una scena bella: piena di luce – la luce dell’amore di Gesù, quello del suo cuore – di gioia, di festa.
“Questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù”. (papa Francesco)
Gesù si era incamminato come pellegrino verso Gerusalemme per le festività della Pasqua. Egli sa che Lo aspetta una nuova Pasqua e che Egli stesso prenderà il posto degli agnelli immolati, offrendo se stesso sulla Croce. Sa che, nei doni misteriosi del pane e del vino, si donerà per sempre ai suoi, aprirà loro la porta verso una nuova via di liberazione, verso la comunione con il Dio vivente. È in cammino verso l’altezza della Croce, verso il momento dell’amore che si dona. Il termine ultimo del suo pellegrinaggio è l’altezza di Dio stesso, alla quale Egli vuole sollevare l’essere umano.
“Una seconda parola: croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Perché la croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti che colpiscono chi è più debole. C’è ovunque la mancanza di amore e di rispetto. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza del suo amore lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte”. (papa Francesco)
Mettere insieme, come fa la celebrazione di oggi, i due atteggiamenti della folla che prima lo acclama e poi lo condanna, ci fa capire come è facile dimenticare l’amore di Dio, lasciarsi andare al peccato, rinnegare il Signore. Ma il Signore ci inonda del suo amore e della sua misericordia. Si tratta di lasciarci amare e salvare da Lui. Lui che, come dice S. Paolo, “mi ha amato e ha dato tutto se stesso per me”.

Older posts